Le api regine e il loro ruolo

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Se le api operaie si caratterizzano per una certa flessibilità di comportamenti, lo stesso non si può dire per le api regine che non possono convertirsi in altri ruoli. Ecco le loro caratteristiche ed i loro compiti all’interno dell’alveare.

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All’interno della colonia d’api, l’ape regina è un individuo adulto, femminile, che si sviluppa in maniera più completa dalle operaie, dalle quali, quando è ancora larva, viene nutrita con pappa reale affinché raggiunga prima la maturità sessuale (impiegano 16 gg per diventare insetti adulti, di lunghezza variabile in media tra i 17 mm ed i 20 mm con addome particolarmente sviluppato. In riferimento alle api regine e al loro ruolo, partiamo dicendo che di norma ognuna di queste è la madre di tutte le api dell’alveare nonché l’unico individuo fertile.

Lo sviluppo dell’ape regina ha luogo in una cella reale, più grande rispetto alle altre dell’alveare nonché contraddistinta da una forma a ghianda rovesciata. Se le api operaie sono obbligate ad una castità totale per tutta la vita, l’ape regina può accoppiarsi in due giorni con un massimo di 12-15 fuchi. Come avviene l’accoppiamento? In volo! Una volta concluso, la regina ritorna nell’alveare a deporre le uova fecondate (fino a 2.000), mentre i fuchi muoiono.

Il ruolo delle api regina è fondamentale per la sopravvivenza dell’alveare, in quanto gli apicoltori sostengono che rappresenta il cuore pulsante dell’intero alveare, tanto è vero che se morissero anche 1.000 api operaie, tutto proseguirebbe senza problemi. L’eventuale morte dell’ape regina, invece, decreterebbe la caduta della struttura.
In conclusione, quindi, non è un’esagerazione definire l’alveare come un super-organismo, dove la “sovrana” governa sia le funzioni riproduttive, come abbiamo visto, che quelle nervose emettendo sostanze chimiche. In quest’ultimo caso, si parla di “sostanza reale”. Cos’è? Una specie di profumo che le api annusano tramite le loro antenne.
Concludiamo il discorso sulle api regine e il loro ruolo precisando che ogni “sovrana” vive in media tra i 4 ed i 5 anni.

PS: per un apicoltore, riconoscere un’ape regina all’interno dell’alveare può essere assai complesso, specie se la colonia è composta da 60.000 e passa individui. Onde evitare problemi, le api regine allevate vengono marcate con un pennarello colorato o con dischetti colorati. L’operazione è nota come marcatura.

Le api sentinelle del nostro ambiente

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Non ci sono dubbi sul fatto che le api ricoprano un ruolo di straordinaria importanza per valutare lo stato di salute del nostro ambiente, per il semplice fatto che garantiscono la biodiversità vegetale, favorendo l’impollinazione ed il ciclo naturale delle piante.
Un dato della FAO lascerà di stucco i lettori di questo articolo: delle 100 specie di colture che assicurano in tutto il mondo il 90% dei prodotti alimentari sono ben 71 quelle impollinate dalle api.

Di conseguenza, non ci vuole molto a comprendere il ruolo di primaria importanza delle api sentinelle nei confronti del nostro ambiente: nella circostanza in cui gli equilibri della natura dovessero andare incontro a cambiamenti, le api sarebbero le prime a cogliere i segnali e o mal funzionamenti dell’ecosistema.
Basti pensare ad esempio alla sindrome di spopolamento degli alveari, datata 2006: per anni sia in Europa che, soprattutto, negli USA, si è tenuta l’estinzione delle api domestiche, principalmente per tutta una serie di cambiamenti ambientali, di fenomeni naturali (virus o acariosi) e di attività umane, come l’utilizzo di insetticidi e di pesticidi.

api sentinelle ambiente
Non è un caso se nelle aree dove ne è stato sospeso l’utilizzo, la mortalità delle api impollinatrici è calata drasticamente. Uno studio effettuato dall’Università di Nottingham ha evidenziato la correlazione tra l’insetticida imidacloprid e un neonicotinoide in grado di alterare il DNA delle api. Nello specifico, i geni che operano per regolare l’energia impiegata dalle cellule dell’organismo delle api tendono a mutare a seguito dell’effetto dell’insetticida.
Fortunatamente, il problema della moria delle api si è però arrestato con tanto di crescita della popolazione mondiale. Merito in parte anche dello stop dell’U.E. agli insetticidi dannosi e alle campagne per salvare le api impollinatrici lanciate da Greenpeace.

Le api e la loro vita sociale

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Se desideri saperne di più delle api e della loro vita sociale, ti invito alla lettura di questo articolo, visto che vedremo il ruolo dentro l’arnia della regina, delle operaie e dei fuchi

Le api sono un genere di insetti della famiglia Apidae, note nell’immaginario collettivo sia per la produzione di miele che per le terribili punture. Le razze endemiche sono diverse:
particolarmente famose sono le api carniche, particolarmente diffuse nell’Italia Settentrionale e nell’Europa Centrale, e le api ligustiche, diffuse nell’Italia Centrale e note agli addetti ai lavori per la loro capacità di produrre miele. Dato che il focus di questo articolo è quello relativo alle api e alla loro vita sociale, analizzeremo la loro rigorosa organizzazione.
Premettiamo che le api, insetti operosissimi, vivono in colonie o in famiglie ed ognuna svolge la sua attività, sulla base di compiti ben definiti in relazione alla casta di appartenenza. In linea di massima, le capacità sociali delle api fanno sì che non sia affatto un’esagerazione considerare la famiglia come un superorganismo a parte: in questo caso, al centro vi è la sopravvivenza dell’intera famiglia piuttosto che del singolo insetto.

vendita pacchi d'api

Come vedremo, per definire al meglio il discorso sulle api e la loro vita sociale, bisogna considerare le tre differenti caste che compongono la popolazione:
Api Regine: ne esiste una a colonia. Depone uova in continuazione (circa 3.000 al giorno) per permettere il ricambio delle api. La regina si differenza per la lunga corporatura (tra i 18 mm e i 22 mm). Tutto dipende dalla sua alimentazione verte sull’assunzione di pappa reale, fornita dalle ancelle reali. Dopo 3 o 4 anni, siccome perde le sue forze, l’ape regina viene sostituita. Detto che citeremo la fase di inseminazione e del volo nuziale quando parleremo dei fuchi, ci limitiamo a dire che il loro pungiglione non è velenoso, ma è una sorta di uncino con cui uccide i fuchi dopo la riproduzione e le api regine appena nate, al fine di mantenere il controllo della colonia.

Api Operaie: il loro compito consiste nel portare avanti la sopravvivenza della colonia, gestendo il nido, raccogliendo polline e nettare, e se necessario proteggendolo da attacchi esterni. Ciò che differenzia le api operaie dalla regina e la corporatura più piccola (in media 12 mm). Se nel periodo estivo, vive 40 giorni per via degli elevati carichi di lavoro, nel periodo invernale arriva a vivere anche 5 mesi. Il loro ruolo sociale è strettamente connesso all’età e alle necessità della famiglia. In genere, dopo la nascita, si riposa per varie ore per riprendersi dallo sforzo della schiuse della cella. Nutrendosi, diventa più forte. Tra il quarto ed il sesto giorno, le api operaie organizzano l’arnia, dopo di che la puliscono insieme ai favi di covata. Fino al tredicesimo giorno, hanno il compito di nutrire le larve, dischiuse dalle uova deposte dall’ape regina. Ma è tra il quattordicesimo ed il diciannovesimo giorno che viene fuori il compito principale delle api operaie, vale a dire raccogliere polline e nettare. In questo lasso di tempo, infatti imparano a volare. Solo a partire dal ventesimo al quarantesimo giorno, le api operaie diventano bottinatrici: aumenta la frequenza dei voli e una volta trovate le zone ricche di fiori, inizia la raccolta di polline e di nettare che verrà trasformato in miele.

• Fuchi: non sono altro che i maschi delle api, il cui compito primario è quello di inseminare l’ape regina nel corso del volo nuziale. Nuvole di maschi inseguono la regina per far proseguire la specie. Tuttavia, dato che l’endofallo (l’organo riproduttore) resta uncinato al corpo dell’ape regina, il successivo distaccamento porta prima al distaccamento delle loro viscere e infine alla morte. I fuchi nascono da uova di dimensioni superiore a quelle delle api. Ciò che differenzia i fuchi dalle api è la presenza di un corpo più pesante e ricoperto di peli e di una lingua, in grado solo di raccogliere il nettare. Inoltre, i fuchi non hanno il pungiglione. In linea di massima, in un alveare sono presenti mediamente tra i 2.000 e i 4.000 fuchi che si nutrono con il miele dai favi o con il polline raccolto alle api operaie. Tra gli altri compiti dei fuchi, vi è anche quello di tenere l’arnia in ordine. Ora, ne sai di più sulle api e la loro vita sociale.

Le api operaie e il loro ruolo

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Una vita di duro lavoro. E’ questo lo slogan che definisce al meglio le api operaie e il loro ruolo. Tanti i compiti svolti, dalla pulizia dell’alveare alla nutrizione delle larve, dalla costruzione dell’alveare alla raccolta di polline e nettare, fino alla difesa dell’alveare.

Le api operaie sono esemplari femmine, divenute sterili per via dei feromoni inibitori, o di coesione della colonia, dell’ ape regina dell’alveare di cui fa parte. Caratterizzate da una corporatura non superiore ai 12, massimo 13 mm (molto meno dei 18-22 mm dell’ape regina) e da una “super vista” fondamentale per avvistare le zone ricche di fiori e per raccogliere polline e nettare, le api operaie sono in grado di ricoprire durante la loro vita (variabile dai 40 giorni ai 5 mesi a seconda del periodo e dei carichi di lavoro) una miriade di compiti. Prima di presentare in maniera dettagliata le api operaie e il loro ruolo, ci limitiamo a dire che ci vogliono 3 settimane per la sua nascita dal momento in cui vengono deposte le uova fecondata. Nei dettagli, le uova si schiudono dopo 3 giorni. A seguito della nascita delle larve, che sono cieche, queste vengono alimentate con pappa reale per i primi 3 giorni. Poi con il pane delle api che non è altro che un miscuglio di miele e polline.

In genere, fino al ventunesimo giorno, le mansioni portate a termine dalle api operaie sono tutte interne all’alveare.
Api operaie pulitrici: tengono in ordine l’alveare pulendo i favi
Api operaie nutritrici: produttrici di pappa reale dalle loro ghiandole
Api operaie produttrici di cera: si occupano della costruzione dei favi
Api operaie immagazzinatrici: a seguito della ricezione del cibo dalle api bottinatrici, vanno ad immagazzinarlo all’interno dei favi
Api operaie guardiane: fungono da sentinella, difendendo l’alveare da attacchi esterni e controllando da minuscole porticine l’ingresso delle api operaie.
Api operaie ventilatrici: oltre a mantenere stabile la temperatura dell’alveare, grazie al loro batter d’ali sono in grado di deidratare il nettare.
Solo dopo i fatidici 21 giorni, a seguito dell’atrofizzazione delle ghiandole cerigene, diventano api bottinatrici. Qual è il nuovo ruolo delle api operaie?
Api operaie raccoglitrici di polline
Api operaie raccoglitrici di nettare
Api operaie raccoglitrici di acqua
Api operaie raccoglitrici di propoli
Per concludere il discorso sulle api operaie e il loro ruolo, tieni conto che il ciclo è variabile.

 

Le api e la riproduzione

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Tutto ciò che c'è da sapere sulle api e la riproduzione

La sciamatura è la modalità con cui avviene la riproduzione delle api. In genere, avviene in primavera o in estate ed è strettamente collegata alle condizioni metereologiche. La formazione della nuova colonia avviene nel momento in cui l’ape regina lascia la famiglia originaria con un elevato numero di api operaie, pronte a formate quello che è noto come sciame primario. Frattanto, all’interno della famiglia di origine, si è pensato di sviluppare altre nuovi api regine, pronte per rimpiazzare quella che abbandonerà l’alveare. Occorre tenere conto che l’eventuale presenza di più api regine nella famiglia darebbe il la al caos più totale.

Situazione impensabile! Nella circostanza in cui vi siano più api regine è possibile effettuare una sciamatura secondaria o ancora una sciamatura terziaria che non farebbe altro che indebolire la famiglia originaria. E’ frequente che una delle nuove api regine provi ad accoppiarsi tramite volo nuziale e a seguito delle fecondazione proverà ad eliminare le altre contando sull’aiuto delle api operaie. In genere, quando la nuova ape regina nasce, lo sciame abbandona l’arnia mettendosi su un ramo nei paraggi dell’apiario. Tocca alle api esploratici ricercare l’albero cavo più idoneo alla creazione della nuova colonia.

Una volta trovato il luogo adatto, le api esploratrici avvisano lo sciame che partirà emanando il feromone di Nasonov, una scia profumata che serve per tenerle unite. La regina vecchia, dopo un paio di covate viene sostituita da una nuova. Per quanto riguarda gli sciami secondari, la regina è vergine e proverà ad accoppiarsi una volta uscita dal nido. Se però venisse uccisa da una rondine o da un calabrone, la famiglia scomparirebbe per il semplice fatto che all’interno del nuovo nido non vi sono più uova per poterne allevare un’altra. Ecco la motivazione per cui lo sciame primario è più grande rispetto a quello secondario.

Tutte le api che costituiscono lo sciame nel momento in cui lasciano l’alveare sono riempite di miele che funge da nutrimento: a volte trovare un nuovo nido può essere difficile. L’ape regina vergine, sopravvissuta in una giornata particolarmente calda, esce dall’alveare e si accoppia con dodici/quindi fuchi, il cui sperma viene stivato all’interno della spermateca. La fecondazione ha luogo solo in un secondo momento: l’uovo passa dall’ovidotto all’uscita e lo spermatozoo va a fecondarlo. E’ in questo preciso istante che si verifica il passaggio dei caratteri genetici del fuco.

Precisiamo che se l’uovo viene fecondato nasce un’ape diploide che possiede i caratteri genetici sia della madre che del padre. Se invece l’uovo non è fecondato, il fuco è aploide e quindi possessore solo ed esclusivamente dei caratteri genetici della madre.
Se invece la spermateca è vuota nasce un’ape regina fucaiola, in quanto in grado di far nascere solo fuchi. Questo comporta la fine della famiglia, dato che le api operaie non hanno più uova da cui allevare una nuova ape regina. Quindi, non ci sarà più il ricambio delle api operaie. Nel momento in cui le api operaie si rendono conto della mancata efficienza dell’ape regina possono rimpiazzarla, a patto che le condizioni meteo siano propizie ad un volo nuziale e vi sia un elevato numero di fuchi in circolazione.

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